Le accise sul gasolio potrebbero aumentare andando, di fatto, ad azzerare il gap di prezzo che oggi divide il diesel dalla benzina. In questo caso, ci sarebbero ricadute non indifferenti sul portafoglio degli utenti della strada. In particolare delle imprese di autotrasporto, tra le principali utilizzatrici del carburante in questione.

Quella sul rincaro accise sul gasolio è solo una delle proposte contenute nelle consultazioni online rivolte a tutti i cittadini e indette dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa, per abbandonare i cosiddetti SAD, i sussidi ambientalmente dannosi.

L’idea è quella di chiudere le consultazioni entro la fine di agosto, in modo da trasformare le proposte in articoli da inserire nella prossima legge di bilancio.

Conftrasporto non ci sta e critica aspramente la scelta del ministro, arrivando perfino a meditare il fermo nazionale.

Di seguito le dichiarazioni di Paolo Uggè, vicepresidente di Conftrasporto.

“Il ministro dell’ambiente Sergio Costa non trova di meglio che proporre un incremento dell’accisa per un settore che ha consentito, durante la pandemia, e che consente ancora oggi, di far arrivare nei mercati europei le merci prodotte o trasformate nel nostro Paese. Gli aumenti annunciati sono frutto di una volontà a prescindere, o il  tentativo di raccogliere risorse per incrementare le entrate del Governo?”.

Possibile aumento delle accise sul gasolio. L’autotrasporto in fermento

L’eliminazione dei SAD, stando ai calcoli effettuati dal Sole 24 Ore, porterebbe 5 miliardi di euro nelle casse dello Stato. Infatti, nella nota con cui il ministero ha annunciato le consultazioni, si legge:

“L’aumento di gettito derivante dalla graduale eliminazione dei sussidi sarà destinato a finanziare gli interventi indicati nelle proposte in consultazione”.

Per esempio, per rinnovare il parco veicoli circolante attraverso la destinazione di risorse per l’acquisto di veicoli ecosostenibili, ibridi o elettrici.

Lo scontro tra autotrasporto e politiche green, in certi casi penalizzanti, non accenna a placarsi.

Fai-Conftrasporto, dal canto suo, ha più volte sostenuto (e dimostrato) che “le imprese del settore versano molto di più rispetto all’inquinamento prodotto. Un camion Euro6 genera un costo esterno pari a 13,1 centesimi di euro, mentre paga di sola accisa netta 40,3 centesimi, pari a oltre un miliardo di euro all’anno” – spiega Uggè – “Le federazioni del settore hanno sottoscritto con il Governo un’intesa che considera proprio l’impatto che la voce gasolio, quindi l’accisa, riversa sulla competitività aziendale”.

accise sul gasolio

Fermo nazionale dell’autotrasporto, le ombre si allungano

Dopo aver citato alcuni studi internazionali che mettono in relazione inquinamento atmosferico e traffico, Uggè torna sulla questione della competitività delle nostre aziende. “Il ministro Costa – si chiede il vicepresidente Conftrasporto – comprende che l’autotrasporto è la modalità unica in grado di far competere le merci italiane nei mercati europei? Se non lo comprende chieda lumi alla titolare del dicastero dei Trasporti. Un conto è favorire con opportuni interventi l’utilizzo di automezzi meno inquinanti, altro è penalizzare un’intera categoria economica”.

“Speriamo che la ragione prevalga”, si augura Uggè. “Se così non sarà, e la furia iconoclasta dell’esasperato ambientalismo fondato su basi non scientifiche prevarrà, alla ripresa il fermo dell’autotrasporto sarà inevitabile”.

“Non siamo intenzionati a subire le conseguenze di scelte ingiustificabili assunte per fare cassa o per favorire altre produzioni a vantaggio dei ‘soliti noti’, conclude Uggè. Un ulteriore tassello di un mosaico già estremamente frammentato.

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