Fondo autotrasporto, SOS LOGistica apre il dibattito: “Solo il 10% delle risorse per l’elettrificazione”
La ventilata ripartizione prevista concentra la maggior parte delle risorse su tecnologie tradizionali o di transizione, con appena il 10% del totale destinato a elettrico o idrogeno. “Con questa struttura, il decreto può sbloccare qualche progetto in stand-by, ma non sostiene un cambiamento strutturato, fondato e duraturo", scrive SOS LOGistica. "Parlare oggi di un mercato BEV pesante che ‘decolla’ resta un miraggio".
“Esulta l’autotrasporto per lo sblocco del fondo da 590 milioni di euro per la transizione energetica del settore”, scrivevamo non più tardi dello scorso dicembre in questo articolo. E c’erano, in effetti, tutti i motivi per essere soddisfatti della misura promossa dal governo a sostegno del settore e del ricambio del parco veicolare. A mente fredda, possiamo dire, emergono le prime preoccupazioni per come verranno ripartite le risorse messe a disposizione delle aziende di trasporto. Ma andiamo con ordine.
A sottolineare il problema ci pensa SOS LOGistica, associazione che si batte da un ventennio per la promozione di una logistica, appunto, più sostenibile e rispettosa dell’ambiente e delle persone. Ce lo ha spiegato non molto tempo fa il suo presidente, Daniele Testi. Riportando fonti di settore (nessuna ufficialità, dunque, ma documenti che sono circolati e sono stati messi in luce anche da organi di stampa), “la ripartizione prevista concentra la maggior parte delle risorse su tecnologie tradizionali o di transizione: 60% su diesel Euro VI Step E, 10% su elettrico e idrogeno, 10% su metano/LNG, oltre a quote per rimorchi/semirimorchi e altre categorie”, scrive SOS LOGistica.

Inoltre, la distribuzione temporale del Fondo è “a scalini” e colloca una quota rilevante delle risorse dopo il 2028, riducendo l’impatto immediato sul mercato e la capacità di attivare investimenti oggi bloccati. “Con questa struttura, il decreto può sbloccare qualche progetto in stand-by, ma non sostiene un cambiamento strutturato, fondato e duraturo. Se anche l’intera quota del 10% fosse davvero orientata ai pesanti a zero emissioni, parlare oggi di un mercato BEV pesante che ‘decolla’ resta un miraggio: servono segnali più forti, più certi e più rapidi”, ha commentato proprio Daniele Testi. Per capire quale sia attualmente l’elettrificazione del trasporto medio-pesante in Italia, ecco qui il nostro approfondimento sul mercato 2025.
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Insomma, quella che si pensava potesse essere una misura cruciale per dare impulso alla mobilità commerciale elettrica ha tutte le sembianze di essere un sostegno al caro vecchi diesel (avanzato, è vero, ma pur sempre diesel). In linea con una certa narrazione che il Governo italiano da tempo porta avanti. “Mezzi più nuovi e, progressivamente, elettrici, possono migliorare comfort, rumorosità e qualità operativa, contribuendo a rendere la professione più sostenibile anche per chi guida e lavora su strada. In un settore dove la disponibilità di personale è un tema crescente, collegare gli incentivi a un salto tecnologico reale è anche una politica di attrazione e retention”, continua SOS LOGistica, inserendosi in un dibattito, quello tra fautori e detrattori della mobilità elettrica, che sarebbe troppo complesso riassumere in poche righe.
I sette punti di discussione secondo SOS LOGistica
Adesso, SOS logistica ETS chiede un confronto rapido con MIT e MEF per migliorare l’efficacia del provvedimento e massimizzare il ritorno pubblico degli investimenti. Un confronto che vede sul tavolo diversi punti di discussione, che riportiamo fedelmente.
- Aumentare in modo significativo la quota a zero emissioni, portandola ben oltre l’attuale 10% e prevedendo un percorso progressivo anno su anno.
- Rendere flessibili le quote tra tecnologie, evitando “silos” che rischiano di lasciare risorse inutilizzate (o di finanziare soluzioni non allineate agli obiettivi di decarbonizzazione).
- Anticipare una parte delle risorse: la transizione si decide nel 2026–2028, non solo nel 2030–2031.
- Affiancare ai contributi veicolo un piano coerente su infrastrutture e rete (ricarica in deposito e in corridoio), per ridurre il rischio percepito dagli operatori e accelerare la bancabilità dei progetti.
- Orientare gli incentivi al ringiovanimento reale del parco (in coerenza con le evidenze ACEA), premiando maggiormente sostituzioni che generano il massimo salto in efficienza, sicurezza e impatti locali.
- Introdurre una premialità “progetto completo” legata alla ricarica in deposito (e alla digitalizzazione): prevedere un extra-contributo (o una maggiorazione percentuale) per le imprese che, insieme all’acquisto del veicolo a zero emissioni, realizzano infrastruttura di ricarica in deposito (connessione di rete, colonnine/charger adeguati, sistemi di gestione energetica, monitoraggio dei consumi) e presentano un piano operativo verificabile (missioni, percorrenze, turni, tempi di rientro e ricarica). L’obiettivo è evitare incentivi “a pezzi” e massimizzare l’impatto: un camion BEV senza ricarica affidabile rischia di rimanere fermo, mentre un progetto deposito–mezzo–energia riduce il rischio per l’operatore e rende gli investimenti più facilmente finanziabili.
- Premiare la sostituzione che massimizza efficienza e benefici ambientali: introdurre coefficienti di premialità crescenti legati a (i) rottamazione di veicoli più anziani e ad alto impatto (anzianità/standard emissivo), (ii) quota di energia rinnovabile utilizzata per la ricarica (autoconsumo o contratti con garanzie d’origine), e (iii) adozione di tecnologie di sicurezza e assistenza alla guida (ADAS) e telematica avanzata. Questo collega il contributo pubblico a risultati misurabili: riduzione consumi, emissioni locali e CO₂, maggiore sicurezza, migliore qualità del lavoro e disponibilità dei mezzi.
Vedremo se da parte delle istituzioni arriveranno risposte. E vedremo se altre associazioni si uniranno al coro. Il dibattito è aperto.
