Roma città 30. La nuova viabilità nella Capitale interessa anche l’autotrasporto
A motivare la misura ci ha pensato, con una dichiarazione perentoria, il sindaco della capitale, Roberto Gualtieri, dicendo che «i romani devono imparare ad andare più piano» in nome della sicurezza. Di sicuro, ha contato l’esempio di altre città italiane, con Bologna a fare da capofila. E i risultati, in termini di sicurezza, si vedono eccome.
Il 15 gennaio 2026 resterà una data importante per la viabilità romana. Da oggi, infatti, chi circola nel centro storico di Roma (ma anche in alcune grandi arterie cittadine che si trovano fuori dalla cerchia della zona a traffico limitato) deve rispettare il limite dei 30 chilometri all’ora. Un limite che riguarda, naturalmente, sia le auto che i veicoli commerciali e i truck ammessi, con buona pace della fretta che accompagna le giornate, per esempio, dei corrieri.
Roma città 30, Gualtieri: «i romani imparino ad andare più piano»
A motivare la misura ci ha pensato, con una dichiarazione perentoria, il sindaco della capitale, Roberto Gualtieri, dicendo che «i romani devono imparare ad andare più piano» in nome della sicurezza. Di sicuro, ha contato l’esempio di altre città italiane, con Bologna a fare da capofila, seguita poi da Milano e Torino tra i capoluoghi di regione. I primi dati emersi e analizzati mostrano effettivamente come un limite più severo alla velocità veicolare ammessa in città abbia portato a una riduzione degli incidenti mortali.
A Bologna, per esempio, dalla metà del 2023 i decessi a seguito di incidenti in città si sono quasi dimezzati, con una riduzione del 16 per cento di pedoni investiti.
Tutti contenti, quindi? Non proprio, perché le prime polemiche, per la verità piuttosto blande. le ha sollevate l’opposizione (maggioranza a livello nazionale) parlando di provvedimenti ideologici. Polemiche, poi, anche per l’installazione di alcuni nuovi autovelox in città, sempre a partire da gennaio di quest’anno.
L’autotrasporto rimane in silenzio: buon segno?
E l’autotrasporto? Non pervenuto, praticamente, in questo caso, al contrario di quanto avvenuto, per esempio, a Bologna. L’impressione è che sia difficile invertire un trend che, dati alla mano, sta portando dei risultati in termini di una maggior sicurezza. Quindi, ci si adatta, forse anche consapevoli del fatto che ridurre il rischio di eventi avversi riduca effettivamente anche il rischio di dover affrontare costi imprevisti. O, almeno, così ci piace pensare.