Con una battuta potremmo quasi dire di non avere avuto alcun riguardo. Sì, perchè contrariamente alla prassi seguita negli altri test -elettrici o termici indifferentemente- nel caso dello Scania 40 R abbiamo messo le mani su un veicolo che da poco, cioè da appena tre settimane, aveva emesso il primo vagito. Insomma, un veicolo nuovo di pacca. Fossimo in un’altra epoca e in un altro mondo -e in questo caso il riferimento è all’auto- diremmo che non abbiamo concesso al pesante del Grifone nemmeno il tempo del rodaggio. E vabbè.

A suo agio già dai primi chilometri

Non che questo abbia in qualche modo influenzato in alcun modo il risultato finale. Nient’affatto. In quello che ci piace immaginare come il suo primo giorno di scuola, lo Scania 40 R non ha mostrato tentennamenti di sorta, mostrando al contrario grande dimestichezza nel trattare materie sulle quali -e qui va sottolineato, al pari di ogni modello con il simbolo del Grifone sulla calandra- si regge il concetto di competitività nel mondo del camion: concretezza, operatività, efficienza in particolare.

Guardando la storia del marchio di Södertälje, non la si può considerare certo una sorpresa. Piuttosto, infatti, trattasi di conferma, ancor più significativa trattandosi di un pesante stradale cento per cento elettrico. Tecnologia che Scania, lo ha confermato il test al quale abbiamo sottoposto il 4×2 svedese, dimostra con i fatti di aver messo a punto in maniera egregia, raggiungendo ragguardevoli livelli di efficienza.

Il piacere di viaggiare immersi nel silenzio

E veniamo alla prova. Al meeting-point fissato presso l’hub Milence di Bagnolo Vito, nel mantovano, lo Scania 40 R si presenta con uno sgargiante abito Sunny Yellow, un giallone che cattura l’occhio ed è impossibile non notare. L’abito è quello della cabina CR20 N, un ambiente ergonomico e funzionale, luminoso e ben organizzato, dove spicca in particolare la plancia avvolgente orientata al conducente. Comoda e con ampie possibilità di fregolazione, la seduta per autista e secondo conducente, alle cui spalle è sistemato il lettino inferiore reclinabile di 800 mm di larghezza.

Sotto la cabina, in sala macchine, c’è il cuore del veicolo. Ovvero i cinque moduli batteria Nmc (nichel-manganese-cobalto) quattro dei quali in realtà alloggiati nel passo, all’esterno dei longheroni del telaio (F800). Al loro interno sono immagazzinati 445 kWh di energia, di cui 400 effettivamente fruibili (in pratica 80 kWh a per ciascun modulo). Con questi numeri, considerando un peso della combinazione di 40 t (quella del nostro test), Scania indica un’autonomia di marcia di 465 chilometri.

Il nostro E-test, in realtà, prevede una distanza ancora inferiore (307 chilometri in totale), pur se a incattivirli c’è l’insidioso tratto della Cisa che poco dopo Fornovo sale verso Berceto. Qui, lasciati alle spalle i (facili) drizzoni iniziali verso Modema e verso Parma, lo Scania 40 R mostra un’invidiabile disinvoltura che fa il paio con una velocità media (79,7 chilometri all’ora), di tutto rispetto. Messo alle spalle il tratto più impegnativo, al giro di boa in quel di Berceto, quindi dopo circa 150 chilometri, il giallone del Grifone avanza ancora il 49 per cento di energia.

In recupero percorre oltre 70 chilometri

E qui viene il bello. Nel senso che dopo aver speso il dovuto in salita, nella successiva lunga discesa da Berceto verso Parma, si va in recupero d’energia. Esercizio nel quale il ‘nostro’ Scania 40 R si mostra decisamente abile. Sfruttando la pendenza favorevole, recupera infatti riportandosi al 56 per cento di energia disponibile, per tornare al 49 per cento rilevato a Berceto dopo 71,7 chilometri, una volta cioè innestata la A1 a Parma in direzione Modena. A quel punto ci resta solamente da registrare il consumo al traguardo finale di Bagnolo Vito: 264 kWh. Nel serbatoio c’è ancora il 34 per cento d’energia. Tanta roba. Quasi quasi ripartiamo per un altro giro.

In primo piano

Articoli correlati

Pittaluga rinnova la flotta con 20 Volvo FH Aero 500 I-Save

I nuovi camion, dotati di generatori per alimentare i container refrigerati, sono destinati ai collegamenti tra i porti del Tirreno e gli hub serviti dall’azienda genovese. Sui primi FH Aero entrati in servizio nel 2025, Pittaluga dichiara consumi inferiori di circa il 4%.