L.A.A.I.S.N., l’associazione degli autotrasportatori allarga l’azione a livello nazionale
La trasformazione della L.A.A.I.S. in L.A.A.I.S.N. segna un salto di scala per l’associazione, che chiede interventi su sicurezza, organizzazione della logistica e fiscalità sui carburanti. Sul tavolo anche due proposte operative per sostenere imprese e lavoratori dell’autotrasporto.
La Lega Autisti Autotrasportatori Indipendenti Siciliani ha assunto una nuova dimensione organizzativa e territoriale, diventando L.A.A.I.S.N. Il passaggio da realtà regionale a soggetto di carattere nazionale è stato presentato dall’associazione come una scelta decisiva in una fase particolarmente complessa per il mondo della logistica e del trasporto merci su gomma, segnato da crescenti difficoltà economiche e da un quadro lavorativo sempre più fragile.
I programmi e gli obiettivi di L.A.A.I.S.N
Secondo la presidente Tania Andreoli, questo ampliamento consentirà di portare con maggiore forza nelle sedi istituzionali italiane e internazionali questioni che da tempo attendono risposte concrete. Tra i nodi principali indicati dall’associazione figurano la sicurezza sul lavoro, la necessità di ripensare il sistema logistico e l’impatto dell’aumento continuo dei carburanti sui costi delle imprese.
Nel ragionamento della L.A.A.I.S.N. pesa anche il contesto geopolitico attuale, ritenuto tale da richiedere decisioni rapide e incisive da parte della politica, per evitare un aggravamento ulteriore della crisi del comparto. L’associazione richiama, a questo proposito, le misure già adottate in Paesi come Spagna e Portogallo a sostegno di aziende e lavoratori.
Uno dei temi più sentiti resta quello della tassazione sui carburanti. La L.A.A.I.S.N. ribadisce una proposta avanzata da anni: tornare al sistema in vigore prima del 1983, quando il peso delle accise gravava sui produttori. Il vicepresidente Giuseppe Neri contesta inoltre l’idea, spesso diffusa nel dibattito pubblico, secondo cui gli aumenti delle accise siano riconducibili esclusivamente a eventi storici specifici, sostenendo invece che il meccanismo fiscale risponda soprattutto all’esigenza di garantire gli equilibri dei conti pubblici.
Neri evidenzia come, senza la componente fiscale, i carburanti italiani sarebbero tra i meno cari in Europa. Oggi, afferma, il prezzo finale della benzina è composto per circa il 55% da imposte, mentre per il gasolio la quota fiscale è pari al 51%. Nel dettaglio, sulla benzina gravano 72,8 centesimi di accisa e 35,2 centesimi di IVA al litro; sul gasolio, invece, 61,7 centesimi di accisa e 32,9 centesimi di IVA.
Per fronteggiare questa situazione, l’associazione propone due linee d’azione: da un lato ridurre le percorrenze, puntando su committenze più selettive e specializzate; dall’altro promuovere un accordo istituzionale, sul modello iberico, per congelare per almeno un anno accise e tributi che pesano su famiglie e imprese.