Il gruppo belga Jost accusato di dumping

Ha usato tecniche da controspionaggio, con telecamere nascoste e agenti infiltrati tra impiegati e camionisti. Ma solo così la Procura di Liegi, in Belgio, è riuscita a portare alla sbarra il gruppo logistico belga Jost, accusato tra il 2014 e il 2017 di aver lucrato oltre 45 milioni di euro in soli stipendi grazie al dumping sociale sugli autisti.

Autisti sfruttati e tasse non pagate grazie alle filiali nell’Est europeo

Jost avrebbe poi sottratto alla previdenza pubblica circa 20 milioni di contributi. Quindi più di 65 milioni in totale, senza dimenticare la ‘tratta di esseri umani’. Pacchetto di reati che ha portato la giustizia belga a chiedere e ottenere il sequestro cautelativo di 346 camion di Jost, su un parco di circa 1.500.

In seguito a segnalazioni, la Procura aveva mandato un agente sotto copertura come autista alla sede slovacca di Jost. Ne è saltato fuori che, oltre a dichiarare corsi di formazione mai fatti, il giorno stesso dell’assunzione i camionisti venivano trasferiti presso le altre sedi europee, per lavorare coi colleghi ‘locali’, ma con paga slovacca inferiore anche del 70 per cento.

L’infiltrato ha documentato con la microcamera di aver lavorato senza pause per 8 settimane, guidando anche 18 ore al giorno, senza mai lasciare la cabina se non per due docce la settimana. Il tutto per 500-650 euro netti al mese.

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