Una multa, specie se di quelle pesanti, può pesare in maniera diversa sul bilancio di chi ha “sgarrato”. Tant’è, per esempio, che in Svizzera da tempo hanno scelto di punire chi guida supercar ad alta velocità commisurando la sanzione al reddito del proprietario. Un principio giuridico sacrosanto, quindi, che in Germania è però all’origine di un caso che sta facendo gridare allo scandalo le associazioni di categoria dell’autotrasporto.

Spulciando tra le sentenze emesse dai tribunali della Germania, infatti, l’associazione Camion Pro ha scoperto che nei procedimenti aperti per gravi infrazioni ai tempi di guida, gli autisti stranieri, in generale polacchi e rumeni, mediamente se la sono “cavata” con multe che sono circa la metà di quelle comminate ai colleghi tedeschi. Il boomerang parte proprio dai redditi dichiarati: pagati una miseria in base a contratti di lavoro al ribasso, gli autisti dell’Est fanno mettere agli atti del tribunale buste paga da poco più di 800-900 euro al mese. E ovviamente ricevono sanzioni proporzionate ad esse.

Germania, a dettare leggere sono i principi di corretta concorrenza tra imprese

Una situazione che vede, al momento, il governo tedesco con le mani legate. Unico paletto: il principio delle multe in funzione del reddito si applica solo agli autisti dipendenti; in base ai principi di corretta concorrenza le imprese – che si tratti di padroncini o multinazionali con 2500 camion – sono tutte uguali e le sanzioni possono solo, al limite, essere accresciute quando si dimostri che è stata la mancata vigilanza dell’azienda a favorire il reato. Sanzioni che, come abbiamo già avuto modo di vedere, possono anche lievitare qualora il malcapitato trasgressore, in vena di inutili proteste per un semplice divieto di sosta da pochi euro, non irriti gli agenti per poi venir obbligato a mostrare il cronotachigrafo, con tutte le conseguenze (pesanti) che ne possono derivare.

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