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Non sono poche le polemiche che sta sollevando l’obbligo che tutti gli autotrasportatori che transiteranno per la Francia dovranno rispettare (quindi anche i camionisti italiani), apponendo ai mezzi le dovute segnaletiche per indicare gli angoli ciechi del proprio veicolo pesante. C’era da aspettarselo d’altronde, a causa della grande confusione che è seguita alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale francese del decreto datato 17 novembre, contenente la tanto scottante misura sull’installazione degli adesivi che i camion con ptt superiore alle 3,5 ton dovranno iniziare ad applicare a partire dal 1° gennaio 2021.

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Angoli ciechi, una norma per la sicurezza. Ma che fa discutere

Nello specifico è stata la nostrana FIAP, in contatto continuo con la FNTR – Fédération Nationale des Transporteurs Routiers, una delle principali associazioni di categoria d’oltralpe, a fornire importanti aggiornamenti in merito a due principali nodi, ancora da sciogliere, che riguardano la tanto chiacchierata misura.

Ovvero tempi di applicazione, troppo stringenti affinché tutto l’autotrasporto europeo possa adattarsi in poco meno di un mese, e direttive europee, totalmente non in linea con la ratio dell’obbligo di adesivi per gli angoli ciechi.

Le linee guida sugli adesivi saranno pubblicate dopo l’entrata in vigore del provvedimento?

La FTNR, interpellata dalla FIAP, ha rivelato «che il “decreto di attuazione” che individua le disposizioni tecniche per la produzione degli “adesivi” non sarebbe stato ancora pubblicato sulla gazzetta ufficiale. Cosa che potrebbe avvenire, secondo l’associazione francese, tenuto conto dei tempi della burocrazia transalpina, addirittura 3 giorni dopo l’entrata in vigore dell’obbligo di legge (4 gennaio 2021)».

Se nemmeno le autorità riusciranno a pubblicare il decreto attuativo, con tutte le indicazioni del caso, appare evidente, sin dalle paradossali tempistiche, che neanche l’autotrasporto riuscirà ad adeguarsi alla nuova normativa. Che, stando alla sua formulazione non ancora pubblicata ma già disponibile in forma di bozza, prevede l’installazione di adesivi colorati larghi 25 cm e alti 17 cm. FTNR si è subito attivata scrivendo alle istituzioni affinché un urgente provvedimento sblocchi la situazione, visto che l’entrate in vigore del 1° gennaio è sancita per legge. Ma che, onde evitare una situazione di caos generalizzato, sarebbe bene posticipare.

La misura sugli angoli ciechi non è contenuta nella legislazione europea

Anche l’IRU – International Road Transport Union – ha portato la spinosa questione degli angoli ciechi presso la DG MOVE della Commissione Europea, nella persona del Direttore Generale Mr. Henrik Hololei. Una situazione anomala, a detta dell’organizzazione, in cui convivono molteplici aspetti negatici, tra cui «l’inadeguatezza dei tempi di applicazione della norma ed il discutibile impatto nella realtà, la mancanza dei riferimenti ufficiali relativi alla predisposizione degli adesivi e l’incompatibilità con la legislazione UE».

Inoltre nel Regolamento UE 858/2018 che regola gli aspetti tecnici dell’omologazione dei veicoli è indicato solo l’obbligo di dotazioni tecnologiche, tra cui specchietti e telecamere, per contribuire in maniera attiva alla riduzione dei rischi per la sicurezza sulla strada che possono subentrare con gli angoli ciechi. Non sono contenute esplicite indicazioni sull’obbligo per gli autotrasportatori di applicare adesivi per indicare gli angoli ciechi. In questo senso.

Tanti i nodi da sciogliere. Poco il tempo

I riflettori sono stati infine puntati sul Regolamento sulla sicurezza generale 2019/2144, recentemente rivisto, in cui sono previste ulteriori misure che dovrebbero diventare applicabili a partire dal 2022. Tali misure mirano a ridurre l’errore umano e non comprendono l’applicazione di adesivi di segnalazione dei punti ciechi sui veicoli pesanti.

Discorso a parte poi per tutti quei veicoli, dotati degli allestimenti più disparati (raccolta rifiuti, trasporto legname ecc) che potrebbero non avere gli spazi adatti per l’installazione dell’apposita segnaletica. Insomma i nodi ancora da sciogliere sono molti e il tempo, come al solito, è poco. Il rischio di andare ad impattare ulteriormente sulle imprese di autotrasporto, già duramente colpite dalla crisi pandemica, purtroppo è concreto.

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