È tempo di Dakar. Il raid più prestigioso e affascinante, spettacolare e insidioso, si appresta a vivere l’edizione numero 44 della sua storia, cominciata grazie all’intuito di Thierry Sabine, il suo inventore, una fredda mattina del dicembre 1978, quando tra la curiosità e lo stupore dei passanti, 80 auto, 90 moto e 12 camion si ritrovarono al Trocadéro di Parigi pronti a far rotta sulla Capitale del Senegal per quella che troppo frettolosamente molti bollarono come un’avventura oltre i limiti.

Probabilmente è stato anche così, almeno negli anni in cui lo spirito che animava i partecipanti era sicuramente diverso rispetto a ciò che la corsa è diventata oggi. Ma non c’è dubbio che proprio su quelle prime edizioni, purtroppo segnate spesso da lutti e tragedie, la Dakar ha costruito la sua storia. Oltre al fascino di una competizione che non ha uguali nel motorismo. E che ancora oggi, pur dopo aver cambiato continenti ed essere passata dall’Africa al Sudamerica e ora alla penisola Araba, continua ad attrarre piloti e costruttori.

UN SALTO NELLA STORIA Diciotto vittorie ottenute: la prima firmata nel 1996, l’ultima lo scorso anno. Per i velocissimi Kamaz la Dakar è un territorio di conquista davvero unico, un vero e proprio trampolino di lancio che ha proiettato il Costruttore russo nella storia della corsa e del motorsport.

Una scorpacciata di dune per la Dakar 2022

Insomma, cambiano i tempi ma nulla sembra riuscire a scalfire minimamente l’appeal della Dakar. Che per l’edizione 2022 si correrà per l’appunto per il terzo anno in Arabia Saudita. Dove gli uomini di David Casterà, il direttore generale della corsa organizzata dai francesi di Aso, hanno disegnato un percorso inedito per almeno l’80 per cento del suo sviluppo. E già questo rappresenta per tutti i concorrenti una variabile da considerare attentamente. Si parte con il prologo il primo giorno del nuovo anno: una breve prova per stabilire l’ordine di partenza della prima tappa. Che scatterà il 2 gennaio da Ha’il, da dove la carovana muoverà verso il sud del Paese. Naturalmente le difficoltà e le insidie cominceranno fin da subito.

Facendosi man mano più severe quando si entrerà nel deserto di sabbia di Rub-al-Khali. Saranno allora quattro tappe in cui i concorrenti faranno una vera e propria indigestione di sabbia e dune. Quando ne usciranno per l’unico giorno di riposo previsto, fissato l’8 gennaio a Riyadh, è molto probabile che la classifica abbia assunto una sua precisa fisionomia. Certo, con tanta strada ancora da fare, le posizioni acquisite in graduatoria non potranno ritenersi cristallizzate. Tuttavia, sarà già ben chiaro chi non potrà sicuramente puntare alla vittoria. Se la prima settimana sarà all’insegna delle dune, la seconda, quando la carovana punterà a ovest verso Jeddah, lascerà spazio alla navigazione, con ancora però tanta sabbia, rocce e scenari spettacolari (che certo gli uomini in corsa non avranno il tempo di apprezzare). Per i superstiti, ad attenderli il traguardo finale a Jeddah, dopo circa 4 mila chilometri di prove speciali, due tappe ad anello, una marathon (dunque senza assistenza), e un giorno di riposo.

Iveco, Man e Maz all’attacco dei Kamaz

Detto del percorso, diamo uno sguardo ai favoriti. In cima alla lista c’è naturalmente lo squadrone Kamaz. Dopo aver conquistato lo scorso anno il diciottesimo successo (unico costruttore ad averlo fatto nei tre paesi che hanno fin qui ospitato il raid) monopolizzando il podio 2021 nell’edizione dominata da Sotnikov, l’armata russa guidata sul campo da Vladimir Chaguin (sette volte vincitore della corsa) punta dritto all’ennesimo trionfo. Sarebbe il sesto consecutivo della serie. Proveranno a impedirlo gli Iveco Powerstar di Stacey, Van Kasteren e quello del team Big Shock pilotato da Macik, oltre alla pattuglia dei Man. E occhio ai bielorussi di Maz, soprattutto se riusciranno a mantenere quella costanza di rendimento ai vertici che è fin qui stato per il Costruttore dell’Est il tallone d’achille.

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