Confartigianato Trasporti e Federtrasporti sulla carenza di autisti: “Serve più flessibilità”
La carenza di autisti di veicoli pesanti viene descritta come un problema ormai strutturale. Confartigianato Trasporti e Federtrasporti chiedono una maggiore flessibilità nell’organizzazione del lavoro, senza mettere in discussione sicurezza stradale, rispetto delle regole e tutele sociali.
In Italia, e più in generale in Europa, la carenza di autisti di veicoli pesanti ha ormai assunto un carattere strutturale. L’età media degli autisti supera i 50 anni e il ricambio generazionale resta debole, mentre una professione un tempo associata a libertà e autonomia viene oggi percepita come segnata da ritmi stressanti, forti pressioni operative e condizioni di lavoro spesso difficili.
Carenza autisti, la proposta di Confartigianato Trasporti e Federtrasporti
È questo il quadro emerso dall’incontro tra il presidente di Confartigianato Trasporti, Claudio Riva, e il presidente di Federtrasporti, Claudio Villa, che hanno posto l’accento sulla necessità di introdurre maggiore flessibilità nell’applicazione delle regole sui tempi di guida e di riposo.
Secondo i due rappresentanti, il sistema normativo attuale risulta troppo rigido e poco aderente alle diverse condizioni operative del settore. “Non si può trattare allo stesso modo chi fa distribuzione locale, salendo e scendendo dal camion 20 o 30 volte al giorno nel traffico urbano o interurbano, e chi opera sul lungo raggio, partendo e fermandosi a destino”, osservano Riva e Villa. “Non chiediamo di stravolgere un impianto normativo di matrice comunitaria, ma di adattarlo alle differenti attività“.
La proposta riguarda in particolare le imprese che applicano il CCNL e sottoscrivono contratti di secondo livello, riconoscendo agli autisti indennità per attese, carico e scarico. In questo quadro, spiegano, si potrebbe consentire una gestione più elastica delle ore, mantenendo fermo il rispetto delle normative sociali e della sicurezza.
Per Riva e Villa, alleggerire il lavoro da rigidità eccessive significherebbe rendere la professione più dignitosa e più attrattiva per i giovani. “Rendere il mestiere più umano, meno stressante e più coerente con le dinamiche operative reali è la condizione per riportare giovani alla guida”.
I due presidenti indicano anche il bacino migratorio come possibile risposta nel breve periodo, ma avvertono che non può bastare. Senza un miglioramento delle condizioni di lavoro, sostengono, il rischio è che la professione diventi solo un passaggio temporaneo. Da qui anche il richiamo a forme di aggregazione tra piccoli operatori, come consorzi e cooperative.
L’obiettivo, concludono, è salvaguardare sicurezza e legalità, rendendo al tempo stesso il mestiere di autista più sostenibile e nuovamente centrale per l’economia.