La rete italiana delle infrastrutture di ricarica pubblica per veicoli elettrici ha continuato a espandersi nel 2025, raggiungendo 73.047 punti installati sul territorio nazionale. Di questi, 13.404 hanno una potenza compresa tra 50 e 149 kW; 5.887, invece, superano i 150 kW.
È quanto emerge dalla settima edizione dello studio “Le infrastrutture di ricarica a uso pubblico in Italia”, realizzato da Motus-E in collaborazione con GSE e RSE e presentato il 4 marzo a Rimini, nell’ambito di KEY – The Energy Transition Expo.

Colonnine elettriche Italia, i numeri di Motus-E

Secondo il report, nel corso dell’anno appena trascorso sono stati installati 8.656 nuovi punti di ricarica, di cui 2.775 nell’ultimo trimestre. Cresce anche il peso delle colonnine veloci e ultraveloci: il 62% delle installazioni realizzate nel 2025 rientra in queste categorie, contro il 47% registrato nel 2024.

Sul fronte territoriale, il Nord concentra il 59% dei punti di ricarica pubblici, seguito dal Sud con il 22% e dal Centro con il 19%. La Lombardia si conferma la regione con il maggior numero di installazioni, pari a 15.836, davanti a Piemonte, Lazio e Veneto. Tra le città guida Roma con 3.973 punti, seguita da Milano e Napoli. Se però si considera la densità per chilometro quadrato, Napoli sale al primo posto.

Lo studio rileva inoltre un miglioramento della copertura territoriale: nel 95,6% del territorio nazionale è presente almeno un punto di ricarica entro 10 chilometri, mentre nel 71,4% del territorio almeno uno si trova entro 5 chilometri.

Resta, però, il capitolo critico delle autostrade. I punti di ricarica installati lungo la rete autostradale sono 1.374, in aumento rispetto ai 1.087 di fine 2024, ma il raggiungimento dei target fissati dal regolamento europeo AFIR si è fermato al 90%. Un ritardo che, secondo Motus-E, potrebbe esporre l’Italia al rischio di una procedura d’infrazione.

Nel confronto con i principali mercati europei, l’Italia mantiene un vantaggio in termini di rapporto tra punti di ricarica e auto elettriche circolanti. “I numeri smentiscono ancora una volta la narrazione di un’Italia arretrata sotto il profilo dell’infrastruttura”, ha dichiarato il presidente di Motus-E Fabio Pressi. Lo stesso Pressi ha però richiamato le criticità ancora aperte, tra cui ritardi autorizzativi, difficoltà di connessione alla rete e investimenti resi complessi da un utilizzo ancora limitato delle infrastrutture.

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