Il caro gasolio spinge l’autotrasporto verso una nuova fase di emergenza e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sta provando ad aprire un canale operativo con le associazioni di categoria. Nell’incontro del 12 marzo, presieduto dal viceministro Edoardo Rixi con i dirigenti tecnici competenti per il comparto, sono emerse con chiarezza le difficoltà di migliaia di imprese alle prese con prezzi del diesel ormai superiori ai 2 euro al litro in molte aree del Paese.

Al tavolo hanno partecipato, tra gli altri, FIAP, UNATRAS e ANITA, le quali convergono su un punto essenziale: l’aumento del costo del carburante sta comprimendo drasticamente i margini delle aziende, spesso impossibilitate a trasferire i rincari sui committenti. Una pressione che, secondo le associazioni, sta già erodendo la liquidità e rischia di tradursi nel fermo dei mezzi, con ricadute dirette sulla continuità delle catene di approvvigionamento.

Dal confronto sono uscite due prime direttrici di intervento. La prima riguarda i contratti scritti: il MIT predisporrà una nota esplicativa sull’applicazione dell’articolo 6-bis del D.Lgs. 286/2005, con particolare riferimento alla clausola di adeguamento del corrispettivo al costo del carburante, il cosiddetto fuel surcharge. La seconda interessa invece i contratti non stipulati in forma scritta, per i quali verranno aggiornati i valori indicativi dei costi di esercizio, così da riflettere l’attuale andamento del gasolio.

Accanto a questi strumenti regolatori, le associazioni hanno chiesto misure immediate per dare ossigeno finanziario alle imprese. UNATRAS ha sollecitato l’utilizzo del rimborso trimestrale delle accise, senza attendere il silenzio-assenso dei 60 giorni, la sospensione temporanea di versamenti fiscali, previdenziali e contributivi, oltre a un credito d’imposta straordinario sui maggiori costi sostenuti per il carburante. Ha inoltre chiesto che il confronto prosegua con il coinvolgimento del Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Garante per la sorveglianza dei prezzi.

ANITA ha posto anche una questione di cornice europea, chiedendo al Governo di attivarsi per un Temporary Framework che consenta margini più ampi sugli aiuti di Stato. Tra le ipotesi indicate, un esonero contributivo temporaneo sul costo del lavoro e misure fiscali capaci di compensare i rincari. L’associazione ha anche avvertito che eventuali interventi sulle accise non dovranno penalizzare le flotte più moderne, mantenendo invariato l’attuale rimborso.

Il confronto proseguirà nelle prossime settimane in un tavolo permanente. Segnale politico rilevante, ma per le imprese il nodo vero resta la rapidità: senza misure concrete sulla liquidità, l’emergenza rischia di trasferirsi presto dai conti aziendali alla circolazione delle merci.

In primo piano

Articoli correlati