12 marzo. La crisi che ha provocato la significativa riduzione del traffico marittimo nella zona dell’ormai famoso stretto di Hormuz, controllato dall’Iran, sta alterando l’approvvigionamento del petrolio, principalmente diretto in Asia e marginalmente in Europa e negli Stati Uniti. Questo ha comportato un aumento notevole del prezzo al barile, indicatore molto importante a livello economico globale, con l’avvicinamento alla soglia psicologica dei 100 dollari. Per questo, l’Agenzia internazionale dell’Energia (AIE) ha approvato nella giornata di ieri un piano per far ricorso alle scorte internazionali di petrolio. Il piano prevede l’utilizzo di circa 400 milioni di barili a fronte di una disponibilità che sarebbe di circa 1,2 milioni di barili.

Incontro al MIT a mezzogiorno

12 marzo. Per la giornata di oggi, precisamente a mezzogiorno, è previsto l’incontro al MIT tra le associazioni riunite sotto la sigla UNATRAS e il vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi. Sul tavolo la possibilità di ridurre i prezzi delle accise per compensare gli aumenti, da molti definiti fuori controllo, del prezzo dei carburanti alla pompa, con conseguenze molto serie sulla reddititvità finanziaria delle imprese di autotrasporto. Vi aggiorneremo sull’evoluzione del confronto.

Rixi MIT
Il vice ministro Rixi

Hormuz, colpite tre navi mercantili

11 marzo. Tre navi mercantili sono state attaccate nei pressi dello stretto di Hormuz, lo stesso che si trova al centro delle cronache di questi giorni di guerra in Medio Oriente, nonché passaggio marittimo di grande importanza per il trasporto del petrolio. Come riportano diversi siti specializzati, a essere colpite sono state la bulk carrier thailandese Mayuree Naree, la portacontainer giapponese One Majesty e la bulk carrier Star Gwyneth. Il transito delle navi lungo lo stretto di Hormuz è ai minimi storici in questo periodo.

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