Lo scorso 19 marzo, per far fronte al caro carburanti derivato dal conflitto in Iran, il governo ha varato un decreto legge. Tre le principali direttrici d’intervento: riduzione temporanea dei prezzi alla pompa, controlli rafforzati contro le speculazioni e un credito d’imposta per gli autotrasportatori sui maggiori costi sostenuti.

Un provvedimento che, almeno inizialmente, aveva incassato il parere positivo della maggior parte delle associazioni di autotrasporto. In particolare UNATRAS, coordinamento che riunisce tutte – o quasi – le principali sigle del settore, in un primo momento aveva definito positivo l’intervento del Governo sulle accise.

Caro carburante, l’appello di UNATRAS una settimana dopo il decreto

Soltanto pochi giorni dopo l’ufficializzazione del Decreto, UNATRAS ha sottolineato la mancanza di effetti concreti sulle imprese che operano nel settore: “La speculazione ha inciso ancora una volta e gli annunci del Governo non hanno prodotto effetti concreti. Migliaia di imprese stanno pagando il prezzo di una situazione che resta senza risposte adeguate”, ha dichiarato UNATRAS.

Il coordinamento fa leva soprattutto sul bisogno di misure immediate e operative: “Non chiediamo nuove risorse, ma strumenti temporanei che garantiscano liquidità reale per far fronte ai maggiori costi del gasolio. Gli interventi finora adottati non sono sufficienti a rispondere alla crisi di liquidità che colpisce le imprese di autotrasporto”.

Una situazione che, se non risolta in tempi stretti, potrebbe portare anche al fermo dei veicoli: “In assenza di interventi concreti, il rischio è la sospensione dei servizi di autotrasporto e un aumento della tensione nel settore. Ulteriori ritardi potrebbero alimentare proteste spontanee, determinate dall’esasperazione. Serve una risposta immediata: senza liquidità, il sistema si ferma”, avverte UNATRAS in conclusione del suo comunicato stampa.

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