A sei mesi dalla conversione in legge del Decreto 73/2025 (il cosiddetto “Decreto Infrastrutture”), l’indennizzo previsto per le soste eccessive in fase di carico e scarico delle merci starebbe producendo un impatto limitato. È quanto sostiene ASSOTIR che questa mattina – nel corso di una conferenza stampa – ha presentato i risultati di un monitoraggio condotto su un campione di imprese di autotrasporto ritenuto rappresentativo del territorio nazionale e dei principali settori merceologici.

La norma – lo ricordiamo – prevede che, quando l’attesa è imputabile alla committenza, dopo i primi 90 minuti scatti un indennizzo di 100 euro per ogni ora o frazione di ora di ritardo. Tuttavia, in assenza di un meccanismo automatico, è il trasportatore a dover richiedere il pagamento, con il rischio – sottolinea l’associazione – di compromettere il rapporto commerciale con il committente. Di questo, facendo riferimento alla segnalazione di FIAP sulle pressioni che la committenza starebbe applicando ai danni delle imprese di autotrasporto, avevamo già scritto.

Carico e scarico merci, i risultati del monitoraggio condotto da ASSOTIR

Secondo lo studio condotto da ASSOTIR, e presentato da Alessandro Manzi, nella fascia di imprese più strutturate soltanto il 28% riesce a farsi riconoscere quanto previsto dalla legge. “È la stessa soglia che si raggiungeva con la legge precedente”, sottolinea l’associazione.

Ancora più critica la situazione delle microimprese (quelle con un parco veicolare composto da 1-5 veicoli): solo il 5% riesce a farsi riconoscere l’indennizzo; il 40% ottiene qualcosa, ma meno rispetto a quanto stabilito dalla legge; il 55%, invece, afferma di non riuscire a ottenere nulla dal committente.

La soluzione proposta dal segretario Claudio Donati

Per la presidente di ASSOTIR, Anna Vita Manigrasso, il punto debole della nuova norma risiede nell’aver lasciato l’attivazione del meccanismo di tutela esclusivamente nelle mani dei vettori. Un concetto ripreso, nel corso della conferenza stampa, anche dal segretario generale Claudio Donati: “Avevamo espresso fin dall’inizio la nostra preoccupazione, perché non è cambiata la logica per cui deve essere il trasportatore a esporsi nei confronti del proprio cliente”.

Donati ha poi aggiunto: “Tutto – lo ricordiamo – è partito da un’indagine di Federtrasporti sui tempi che i nostri autisti passano ad aspettare il committente: quasi metà giornata lavorativa. Questo incide sui costi per le aziende, sulla qualità del lavoro, e si riflette anche sull’efficienza del sistema logistico nazionale. Per questo bisogna spostare il tema dall’ambito privatistico a uno di natura più pubblicistica“.

Sulle soluzioni che ASSOTIR ha intenzione di proporre: “Pensiamo di riproporre, accanto all’intelaiatura già esistente, un rafforzamento della norma che introduca, oltre all’indennizzo, una sanzione a carico del committente. Se quest’ultimo trattiene ingiustificatamente un camion fermo, produce un’inefficienza del sistema e lo Stato deve essere legittimato a sanzionarlo. Così le cose cambierebbero: se il committente deve preoccuparsi solo della denuncia del trasportatore, continua a dormire sonni tranquilli; se invece deve considerare anche la possibilità che lo Stato, in modo autonomo, possa andare a verificare, allora una buona parte sarebbe molto più attenta al rispetto della legge”.

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