L’adozione da parte di Barilla dei primi nuovi veicoli a biodiesel HVO, gasolio rinnovabile prodotto da materie prime di scarto e residui vegetali, nonché da oli generati da colture non in competizione con la filiera alimentare, consentirà di abbattere l’impronta di carbonio fino al 90% e di ridurre notevolmente le emissioni.

Come sottolinea l’azienda, questo carburante può direttamente essere utilizzato dai veicoli diesel Euro, di cui i vettori Barilla sono già dotati, quindi non richiede nuovi investimenti.

“Siamo felici di partire da subito con questo progetto pilota insieme ad Autamarocchi, per meglio conoscere la soluzione HVO e pensare ai passi successivi”, dichiara Gianluigi Masondirettore Logistica Italia di Barilla. “In questa prima fase l’accordo riguarderà lo shunting quotidiano tra gli stabilimenti di Parma e Muggia che saranno effettuati con mezzi dedicati e con semirimorchi personalizzati, coprendo 600 viaggi annui. L’utilizzo di tale tipologia di veicoli, a impatto ridotto, incrementerà poi gradualmente il raggio d’azione anche ad altri territori con l’obiettivo di favorire degli spostamenti su terra che abbiamo il minor impatto ambientale”.

“Dal 2008 Autamarocchi è impegnata a ridurre l’impatto delle sue attività sul mondo che ci circonda con un percorso di miglioramento continuo, frutto di un approccio globale al trasporto sostenibile. Dal 2023 abbiamo messo a segno un nuovo step: l’utilizzo dei biocarburanti in modalità dedicata al cliente, fino alla certificazione delle reali emissioni di una flotta o di un servizio customizzati. In questo percorso verso la Carbon Neutrality 2050 i biocarburanti sono la migliore opportunità per dare un contributo concreto e immediato alla riduzione delle emissioni di gas serra, in attesa del progredire di altre tecnologie – come l’elettrico e l’idrogeno – e dello sviluppo delle relative infrastrutture che ne consentiranno un impiego esteso nel trasporto pesante”, spiega Roberto Vidonimanaging director di Autamarocchi.

Barilla ha tra l’altro avviato nuovi trasporti intermodali su ferro che attraversano il Paese sia sulla dorsale tirrenica, che consentono di far viaggiare sui treni, invece che su gomma, circa 100mila tonnellate delle varie tipologie di prodotti commercializzati. Si tratta di circa cinque mila trasporti all’anno, che permettono di ridurre in media di circa il 60% le emissioni di CO2(pari a cinquemila tonnellate di CO2 in meno) rispetto al trasporto su gomma.

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