«L’anno appena cominciato è denso di sfide che segneranno il futuro del settore dei veicoli commerciali, ma tali sfide sono condizionate, in un modo o nell’altro, dalle decisioni che la politica – europea e nazionale – assumerà per favorire la transizione green. Soprattutto dalle istituzioni europee, ma anche dal governo italiano, ci aspettiamo risposte non più ideologiche e teoriche, ma realistiche, concrete e tempestive, con misure in grado di far raggiungere la sostenibilità ambientale, economica e sociale a un settore vitale come quello dell’autotrasporto». Lo ha dichiarato Massimo Artusi, vicepresidente di Federauto con delega a Truck&Van e componente del Board dell’associazione dei dealer europei AECDR. 

«In questo senso, le prossime settimane saranno determinanti», ha continuato Artusi. «Da una parte, il Trilogo europeo sui Target CO2per gli heavy duty, che sarà avviato a partire dal 18 gennaio, permetterà di riaprire il dibattito sull’introduzione del Carbon Correction Factor (CCF), la cui adozione – solo timidamente sostenuta dal Consiglio e respinta dal Parlamento – consentirebbe di valorizzare l’impiego dei biocarburanti carbon neutral, soluzione che è indicata come strategica per la decarbonizzazione sia dalla Direttiva RED III che dal Piano Nazionale Energia e Clima (PNIEC), utilizzandoli fin da ora con evidenti benefici per l’ambiente e per il clima. Dall’altra, vi è l’annunciato rilancio dell’“Ecobonus” da parte del nostro governo, teso ad incentivare il ricambio del parco dei veicoli commerciali leggeri anche con carburanti tradizionali su veicoli di ultima generazione, dall’altra c’è l’impegno dell’intera filiera dell’autotrasporto e dell’automotive che si sta attivando unitariamente per ottenere a breve un Piano incentivi dotato di uno stanziamento più ampio di quello accordato finora, da erogare con criteri di selettività, rapidità e semplicità, per accelerare il ricambio del parco veicoli delle imprese in Conto Terzi, che sono tra i più vetusti d’Europa». 

«Stona, perciò, in questo ambito», ha aggiunto il vicepresidente di Federauto, «il ritardo che ancora una volta sta subendo l’iter del Fondo Investimenti strutturale da 25 milioni per il 2023, anch’esso destinato proprio al rinnovo del parco camion. Da tempo approvato con un apposito decreto interministeriale, ha dovuto attendere per mesi il decreto del MIT che al momento deve ancora passare l’esame della Corte dei Conti ed essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, ritardando ulteriormente l’effettiva entrata in vigore della misura che necessita di un decreto direttoriale che può richiedere molto altro tempo prima di giungere finalmente al “click-day” per le prenotazioni da parte delle imprese». 

«Ciò vuol dire che in questo momento sono le imprese di autotrasporto a farsi direttamente carico del rinnovamento del parco», ha proseguito Artusi, «confidando in un’attenzione del governo che – in un futuro il più possibile immediato – si traduca in sostegno economico e indirizzo politico». 

«Perché la transizione verso un trasporto merci sostenibile e più sicuro sulle strade», ha concluso Artusi, «non può avvenire per legge da un giorno all’altro, ma deve essere governata mediante un sostegno continuo e coerente alle imprese per avvicinarsi agli obiettivi di decarbonizzazione, cominciando fin da ora a migliorare la qualità ambientale del parco dei veicoli commerciali leggeri e pesanti che circolano nel nostro Paese». 

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