Trasporti, da IRU e altre organizzazioni la richiesta è chiara: “Almeno 100 miliardi per il CEF nel prossimo bilancio”
IRU e oltre 40 organizzazioni del trasporto sollecitano UE e Stati membri a destinare almeno 100 miliardi di euro al prossimo Connecting Europe Facility. Senza un salto nei fondi, avvertono, competitività, transizione climatica e sicurezza rischiano di restare obiettivi dichiarati più che risultati.
IRU, insieme a più di 40 organizzazioni europee del settore trasporti hanno inviato un appello congiunto agli Stati membri e alla Commissione europea: nel prossimo ciclo del Connecting Europe Facility (CEF) servono almeno 100 miliardi di euro, dentro il futuro Quadro finanziario pluriennale (QFP). La richiesta arriva mentre entrano nel vivo le trattative sul bilancio di lungo periodo dell’Unione.
Dietro alla richiesta di IRU e delle altre organizzazioni
La coalizione, che riunisce soggetti di diversi comparti, sostiene che senza un rafforzamento significativo degli investimenti infrastrutturali l’UE non riuscirà a centrare tre assi strategici: competitività economica, transizione climatica e sicurezza. Nel testo si insiste su un punto chiave: l’intervento europeo è determinante soprattutto dove i bilanci nazionali non bastano, a partire dai collegamenti transfrontalieri e dai corridoi strategici.
Tra le priorità indicate figurano anche le infrastrutture dual use, utili sia al trasporto civile sia alla mobilità militare, tema tornato centrale nel dibattito europeo. A questo si aggiunge la necessità di accelerare la realizzazione delle infrastrutture indispensabili per la diffusione dei veicoli a zero emissioni, insieme a un aumento della capacità di parcheggi sicuri e protetti e a investimenti in digitalizzazione e soluzioni di “smart infrastructure”.
“L’UE non può conseguire competitività, decarbonizzazione e sicurezza con infrastrutture di trasporto sottofinanziate”, ha dichiarato Raluca Marian, direttrice di IRU presso l’UE, sottolineando la necessità di investimenti europei stabili e coordinati.
Secondo i firmatari, il CEF (Connecting Europe Facility) ha finora privilegiato progetti con un chiaro valore aggiunto europeo, ma le richieste hanno sistematicamente superato le risorse disponibili. Il risultato, avvertono, è che anelli cruciali della rete e collegamenti transfrontalieri restano senza copertura adeguata.