Un possibile vuoto di finanziamento tra il 2026 e il 2027 potrebbe rallentare proprio ora la transizione del trasporto merci stradale verso i veicoli a zero emissioni. È questo l’allarme lanciato da IRU, dall’Associazione europea dei costruttori di automobili (ACEA) e da Transport & Environment (T&E), che in una lettera congiunta hanno chiesto alla Commissione europea di garantire continuità al sostegno pubblico per le infrastrutture di ricarica elettrica e di rifornimento di idrogeno dedicate ai veicoli pesanti.

Transizione: ACEA, IRU e T&E alzano la voce

Il nodo riguarda l’Alternative Fuels Infrastructure Facility (AFIF), strumento inserito nel programma CEF Transport che – secondo i firmatari – ha abilitato circa 3 miliardi di euro di investimenti in progetti in tutta l’Unione, contribuendo all’espansione delle reti. Tuttavia, a Bruxelles si discute della possibilità che, una volta esaurite le risorse AFIF, si apra una pausa nel supporto nel biennio 2026–2027, in assenza di un meccanismo successivo prima dell’avvio del prossimo Quadro finanziario pluriennale che parte nel 2028.

Per gli operatori del trasporto, sostengono le organizzazioni, la questione è chiara: i camion a zero emissioni stanno arrivando sul mercato, ma i margini ridotti del settore rendono difficile impegnarsi su veicoli più costosi se non c’è certezza sulla disponibilità delle infrastrutture. IRU, in particolare, sottolinea il ruolo della ricarica nei depositi, ritenuta “l’ossatura” dell’operatività quotidiana.

La richiesta alla Commissione è netta: estendere l’AFIF o attivare strumenti UE alternativi, in coordinamento con gli Stati membri, coprendo l’intera filiera – dai punti pubblici a deposito, fino a connessioni alla rete e soluzioni di accumulo – per non perdere slancio e garantire la praticabilità del trasporto merci a zero emissioni.

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