Maut austriaca

Offensiva in piena regola delle associazioni imprenditoriali austriache contro i pedaggi chilometrici lungo le autostrade imposti da Vienna. Perché la Maut austriaca dovrebbe essere un ‘rimborso chilometrico’ per compensare la maggiore usura alle infrastrutture causata dai camion, ma così non è.

Dallo studio del Collegio nazionale dei periti edili e del Gruppo di ricerca per la mobilità integrata (Zentrum für Integrierte Verkehrssysteme, Ziv) di Darmstadt, commissionato dall’Aisö, l’associazione austriaca delle imprese di autotrasporto internazionale, emerge infatti che gli incassi della concessionaria autostradale Asfinag, con i rincari del 2014, hanno superato di oltre il 25 per cento i costi di manutenzione messi a bilancio alla stessa Asfinag.

Battaglia per ‘frenare’ la Maut austriaca

In sintesi: nel solo periodo di tempo tra il 2014 e il 2016, camion e autobus avrebbero pagato Maut per 800 milioni di euro ‘extra’, non spesi da Asfinag per le infrastrutture ma usati per ingrassare i bilanci. «Nel 2016 il margine extra per un pesante della classe più alta è stato di 8 centesimi a chilometro. Con percorrenza annua soggetta a Maut austriaca di 10 mila chilometri (nella media), ha quindi pagato almeno 800 euro di pedaggi senza giustificazione», segnala Stephan Kritzinger dello Ziv.

Si è accesa dunque la battaglia per ‘frenare’ la Maut austriaca perché, questa è l’accusa, il maggior costo del trasporto generato dai pedaggi avrebbe un effetto a catena, andando a incidere, più in generale, non solo sulle tariffe dell’autotrasporto ma soprattutto sulla competitività del sistema industriale austriaco, al momento in difficoltà nel rincorrere la vicina e molto competitiva locomotiva del ‘made in Germany’.

Qual è stata la risposta del governo centrale? A Vienna tutto tace, anche se nei corridoi del potere c’è molta preoccupazione, specie di fronte alla minaccia degli imprenditori del trasporto di ricorrere alla Corte di giustizia europea per ‘mettere in mora’ Asfinag.

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