Per FPT, la Dakar 2026 è stata un successo. La più dura competizione motoristica al mondo ha visto al via – nella categoria camion – 20 veicoli (su 46 totali) equipaggiati con motore FPT. E poi – a fare da ciliegina sulla torta – la doppietta, primo e secondo posto finale, per la De Rooy, squadra ufficiale dell’azienda torinese. Quando i risultati superano le già ottimistiche aspettative, si parla di trionfo: è questo il caso, senza se e senza ma. Ed è sempre per questo che abbiamo deciso di entrare – per quanto possibile – dentro alle pieghe di una spedizione da record. L’abbiamo fatto intervistando Daniele Pozzo, Head of Marketing & Product Management di FPT, e Luca Giovenzana, ePowertrain Innovation Manager.

FPT, il trionfo alla Dakar 2026 raccontato da Daniele Pozzo

Cominciamo dal lato marketing. Che valore ha per FPT l’accostamento a una manifestazione storica ed entusiasmante come la Dakar?

Daniele Pozzo: Per noi la Dakar ha un valore altissimo. È una competizione leggendaria, iconica, che trasmette il valore dell’importanza della performance e dell’affidabilità, due delle parole chiave per un’azienda come la nostra. Noi siamo presenti come technical partner: chi partecipa alla Dakar ha bisogno di una spalla, ed è questo il ruolo che ci ritagliamo.

I risultati di quest’anno vi hanno sorpreso o sono stati in linea con le aspettative?

D.P.: Sorpreso, forse, non è la parola giusta. Noi motorizziamo degli equipaggi, direttamente o indirettamente, e circa la metà dei partecipanti quest’anno aveva un motore FPT. Tra questi, due montavano i cosiddetti factory: propulsori preparati dal team Arbon su cui – ovviamente – puntiamo maggiormente. L’obiettivo era quello di avere loro nella parte alta della classifica, possibilmente primi e secondi, e quest’anno l’abbiamo centrato in pieno.

L’assenza, per motivi principalmente geopolitici, di un marchio come Kamaz vi danneggia in termini di benchmark?

D.P.: In primis mi preme aggiungere un altro numero: nella top ten finale, ben nove veicoli montavano un motore FPT. Per tornare alla domanda, invece, dico che noi siamo per una competizione in cui più player ci sono, meglio è. L’auspicio è che ci possa essere un ritorno, anche perché sarebbe conseguenza di una distensione dello scenario politico globale.

Che momento storico vive la Dakar? C’è necessità di un nuovo impulso o è ben inserita in quello che è il quadro attuale delle competizioni motoristiche?

D.P.: A nostro avviso, la Dakar gode di ottima salute perché è un banco di prova dove tutti sperimentano nuove tecnologie. Poi, si sa: la cartina di tornasole di questi eventi è sempre il numero di partecipanti, che nel caso specifico continua a essere assolutamente rilevante. La Dakar rimane il rally più ambito in quanto più estremo. Inoltre, esiste un forte senso di appartenenza a questa grande famiglia composta da persone che per un anno intero pensano a come fare per partecipare – o vincere – la competizione. Poi c’è da dire che ognuno la vive a suo modo, gli obiettivi sono diversi, ma ciò che accomuna tutti è lo spirito collaborativo, sia dentro al team che nei confronti degli altri partecipanti in gara.

In termini di risorse, invece, che tipo di sforzo ha richiesto la Dakar 2026 all’azienda?

D.P.: Si tratta di un impegno importante perché la Dakar non si limita solamente alle due settimane di gara, ma comincia appena finisce l’edizione precedente. In quel momento iniziamo a osservare i risultati e a definire il piano dell’anno successivo in termini di attività e di miglioramento. Ci sono momenti, durante l’anno, in cui bisogna capire i fabbisogni del team in termini di nuovi componenti da fornire, i pezzi da provare al banco, quindi attività di tipo tecnico che coinvolgono anche il nostro centro di ricerca e innovazione.

Poi, c’è tutta la parte che coinvolge il team di customer service durante la gara e una terza area, che è quella del marketing. Per noi è fondamentale valorizzare e comunicare al meglio la partecipazione a un evento come la Dakar. Quest’anno, considerando la doppietta sui gradini più alti del podio della nostra squadra ufficiale, è stato tutto più semplice.

L’importanza della Dakar nello sviluppo del Cursor 13

Passiamo la palla a Luca Giovenzana. Dal punto di vista tecnico, quali indicazioni emergono da una competizione come la Dakar per lo sviluppo e l’affinamento dei motori per i veicoli pesanti? E come vengono poi utilizzate in R&D?

Luca Giovenzana: Per il nostro motore Cursor 13, la Dakar è un banco di prova accelerato. Si tratta di una competizione estrema: per le temperature, per la polvere e per gli stili di guida. È molto importante perché ci permette di sviluppare il know-how per il nostro Cursor 13, che anche grazie alla Dakar si è evoluto negli anni migliorando nelle prestazioni, nell’affidabilità e in tutti i vari KPI che interessano ai clienti finali. La piattaforma Cursor è trasversale: c’è un’architettura che alimenta diverse applicazioni, dai truck ai trattori passando per le macchine movimento terra. La sua forza sta nella capacità di condividere componenti e tecnologie tra diversi segmenti: questo ci permette di sviluppare soluzioni che sono dedicate a un’applicazione e poi capire se le stesse possono essere trasferite ad altre.

Ci fa qualche esempio?

Ne posso fare due: la coppa olio del camion Dakar deriva da applicazioni agricole ed è stata disegnata in modo tale che il pescaggio dell’olio sia garantito anche in caso di pendenze molto elevate; il sistema di iniezione, invece, deriva da un’applicazione marina. Questa contaminazione, per così dire positiva, tra diverse applicazioni, ci permette di evolvere il nostro motore Cursor.

Va ricordato, poi, che il motore Cursor 13 usato durante la Dakar raddoppia la potenza di un motore di normale produzione con applicazione Truck, ma continua a garantire un uptime del 99 per cento. È un fattore importantissimo perché questo banco di prova serve anche per verificare l’affidabilità dei nostri motori.

Per concludere, potreste scendere nei dettagli dell’aggiornamento motoristico per la Dakar?

L.G.: Uno dei parametri fondamentali su cui interveniamo è la calibrazione software. Per questi motori abbiamo una centralina specifica, con un software dedicato, che ci permette di ottimizzare tutti i parametri della combustione del motore per innalzare le prestazioni. Come detto prima, in termini di potenza e di coppia i parametri raddoppiano, quindi lavorare sulla calibrazione è fondamentale.

Poi, al fine di garantire l’affidabilità di componenti sollecitati in maniera così importante, usiamo alcuni accorgimenti: sensori per il monitoraggio delle temperature e delle pressioni, con range dedicati; iniettori che, come detto prima, vengono da applicazioni marine; componenti irrobustiti, primo fra tutto il pistone, ma anche supporti, coperchi, punterie dedicati ad applicazioni off-highway, disegnati per essere più resistenti e sopportare condizioni di utilizzo estreme.

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