Continua la saga del Sistri, il Sistema di tracciabilità dei rifiuti. Lo scorso 11 maggio il Tar del Lazio ha bocciato il ricorso di Selex, società di Finmeccanica che ha sviluppato e gestito il sistema negli scorsi anni, contro il bando di gara per il nuovo concessionario, che dunque è legittimo.

Ma Selex ha anche citato in giudizio il ministero dell’Ambiente per oltre 186 milioni e 600 mila euro, sostenendo di essere in credito di ben 290 milioni. E qui l’iter giudiziario deve ancora svolgersi. Nel ricorso al Tar imputava all’accumulo dei debiti derivanti dal mancato saldo degli oneri di gestione da parte del Ministero la condizione di «asfissia finanziaria cui ha fatto seguito la liquidazione» di Selex.

Inoltre, per Selex il ministero non avrebbe il diritto di disporre del ‘pacchetto’ Sistri da affidare in concessione, perché non si sarebbe chiuso il contratto con relativo passaggio del Sistri al ministero il 30 novembre 2014. Si prevedevano infatti nuovi accordi in caso di proroga del contratto. Che c’è stata, tant’è che il sistema è tuttora in mano a Selex. Senza però, per Selex, la «ridefinizione in buona fede dalle parti» dell’accordo, non è valido neppure il passaggio di proprietà.

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