Autotrasporto italiano: 19 mila imprese chiuse in dieci anni
Pedaggi (+1,5%) e gasolio (+3,6%) spingono in alto i costi fissi dell’autotrasporto, con effetti più pesanti sulle micro-imprese. La CGIA segnala anche il nodo dei pagamenti tardivi. In dieci anni le aziende attive calano del 22,2%.
L’avvio del 2026 si profila “particolarmente gravoso” per l’autotrasporto italiano. L’aumento dei pedaggi autostradali (circa +1,5%) e del gasolio (+3,6%) sta producendo un incremento dei costi fissi che rischia di tradursi – secondo l’Ufficio studi della CGIA – in “diverse migliaia di euro” di spese aggiuntive per le attività interessate. A pagare il conto sono soprattutto le imprese più piccole, che “non possono usufruire né di rimborsi sui pedaggi né di crediti di imposta” per compensare l’aumento delle accise.
I numeri della crisi dell’autotrasporto italiano
Stando a quanto riporta l’Ufficio studi della CGIA, per ogni mezzo pesante impiegato l’aggravio medio annuo (legato al solo carburante), rispetto al 31 dicembre scorso, può arrivare a circa 2.000 euro. Al rincaro dei costi si sommano criticità strutturali come i ritardi nei pagamenti. Il comunicato ricorda che, a fine ottobre, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è intervenuto con una circolare per richiamare i committenti a porre fine alla “prassi, diffusa e reiterata, dei pagamenti tardivi”, prevedendo “sanzioni fino al 10 per cento del fatturato annuo” irrogabili dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) nei confronti dei soggetti inadempienti.
Il quadro si inserisce in una tendenza di lungo periodo: negli ultimi dieci anni lo stock delle imprese di autotrasporto attive in Italia è diminuito di 19.241 unità, passando da 86.590 nel 2015 a 67.349 nel 2025 (-22,2%). Le contrazioni più marcate si registrano in Valle d’Aosta (-34,1%), Marche (-33,4%) e Lazio (-32,5%); in controtendenza il Trentino-Alto Adige (+12,1%).
La CGIA sottolinea anche la centralità del comparto: “Oltre l’80 per cento delle merci in Italia viene movimentato su strada”, almeno in una fase del percorso. Ma restano fragilità come concorrenza, carenza di autisti e deficit infrastrutturale. Sul fronte territoriale, nel 2025 Napoli è la provincia con più imprese (3.984), seguita da Milano (3.102) e Roma (2.854). La “moria” più forte nel decennio riguarda Imperia (-40,2%).